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Prima che quivi sorgesse una chiesa vera e propria vi doveva esistere almeno
un rifugio e qualche eremita a custode della sacra immagine.
La primitiva chiesetta, che nel disegno somiglia molto a quella antichissima di
S. Benedetto di Subiaco, si può desumere che sia opera del XI secolo, stile
gotico con agli angoli quattro archi ogivali che vanno ad incontrarsi al centro
della volta. Nella parte superiore, rivolta a settentrione, ha una porticina
gotica ed al lato sinistro una cappella, anch'essa gotica, dove prima del secolo
XVI restava la sacra immagine.
Pitture in tre strati sovrapposti. L'ultima fu eseguita nel 1488.
La vergine in trono col bambino, santa Chiara, san Francesco e san Sebastiano
sono del principio del secolo XV ed hanno vivacità gioiosa di colori proprio di
tutti gli affreschi di quest'epoca. Vanno attribuiti come afferma il
competentissimo comm. Attilio Rossi in una sua recensione sul santuario apparsa
nella "Tribuna" del 9 settembre 1911 ad un allievo di Gentile da Fabriano. Sono
alquanto posteriori la Visitazione, la Annunciazione, la crocefissione, la
deposizione, la Pentecoste, la adorazione dei Magi, la Natività che dallo stile
del panneggio e dalla tecnica dei colori appaiono ispirati all'arte del
Ghirlandaio.
Il più notevole è il giudizio universale che occupa tutta una parete.
Ammirabile, nella sua erronea semplicità, è la concezione che il pittore ha
dell'inferno. I dannati sono inghiottiti, uno ad uno, da Satana tricipite dalle
forme erculee, gigantesche, spaventose, nel suo colore di fuoco, e digeriti per
secesso. A vari gruppi, secondo il loro peccato, le misere anime dannate si
affollano intorno. Così, fra quelle che peccarono per avarizia, invidia,
superbia, ecc., si notano i gruppi dei sartori, dei carpentieri, dei soldati
traditori, dei macellai.
Tale composizione, mentre rivela un'anima incolta di campagna, presenta elementi
di straordinaria bellezza. In vari punti della parete, mediante spicconamento,
sono state messe a nudo le pitture del primo intonaco. Interessante un
iscrizione che ci dà notizia del pittore che vi lavorò. In essa, pur essendo
molto danneggiata, si leggono le seguenti parole:
MASTRU IACOBU PINTORE DE ..RSULI (probabilmente di Arsoli) PENSI.
Questo primo strato di pitture è senza dubbio molto precedente a quello
descritto. La maniera più rozza, la rigidità dell'atteggiamento delle figure,
che non hanno nessuna espressione, i visi informi, fanno supporre che siano del
XII secolo quando, cioè, la arte del mosaico aveva ceduto appena il campo alla
pittura in affresco. Della stessa epoca sono la
statua della madonna, in olivo, ed il cristo sulla Croce.
(Lozzi Antonio, Boll. Stor. Arch., anno 1923, pag. 523,
594-596)
... collegamento tra gli affreschi della Madonna dei Bisognosi di Rocca di
botte e quelli del sacro speco di Subiaco.
(BAAAS per l'Abruzzo, Architettura ed arte nella Marsica,
1984)
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