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Tutte le notizie pervenute sono quelle riportat edal Laurenti nel suo libro
Oricola e contrada carseolana.
(Laurenti, Oricola e Contrada carseolana, pag. 141 e seguenti)
Oricola venne unita con Pereto con la legge dello 8 dicembre 1806, ma
l'unione effettiva avveniva il 10 gennaio 1810. Per il distaccamento dei tre
comuni vennero inoltrate diverse istanze dai tre paesi: quelle del 18 novembre
1813 e dell' 8 dicembre 1820 furono inoltrate da Pereto, da Oricola furono
inoltrate nel 1816 e nel 1820 e da Rocca di Botte il 15 Dicembre 1820.
"Pereto, più popoloso, con l'ufficio comunale, con gli impiegati, il sindaco,
l'esattore e il conciliatore paesani, assorbiva ogni attività a se e alle
frazioni non lasciava che il contributo delle imposte.
Le sorti del comune furono affidate al segretario comunale Antonio Maccafani,
cospicuo proprietario di Pereto. Questo spesso concedeva la nomina di sindaco
tra consiglieri delle frazioni, ma la morale era sempre quella. Infatti nelle
frazioni mancava l'acqua potabile, distaccavano parecchi km da Pereto, non
avevano l'ufficio comunale, il conciliatore ed il sindaco a cui ricorrere; nelle
invernate burrascose i frazionisti dovevano rinunciare al disbrigo di pratiche
amministrative; mancava loro il pronto soccorso medico, un completo ufficio di
stato civile e tutti gli altri servizi, di modo che si doveva a grazia speciale,
qualche concessione del comune."
I progetti per il prolungamento della strada comunale di Oricola e la conduttura
di acqua potabile, approvati fin dal 1892, non vennero mai realizzati. "Un po'
per la lotta, che, specie la frazione di Rocca di Botte, sollevò contro il
potente segretario comunale e, maggiormente per un sopravvenuto dissesto
finanziario, Antonio Maccafani si trovò nella incresciosa situazione di dover
vendere, nel 1897, la sua cospicua proprietà, di oltre duecento ettari e
relativi fabbricati alla signora Maria Mazzini, pronipote dell'insigne filosofo
e maestro del popolo, ...".
"L'avvocato Carlo Vicario consigliere della Corte dei conti, censore della Banca
d'Italia, consigliere della Stampa, sindaco di parecchie società importanti e
soprattutto uno dei maggiori esponenti della allora potente Massoneria, era il
coniuge della cennata signora Mazzini. Quindi egli poteva considerarsi quale
primo censito del Comune. Facendosi scudo di tale situazione sociale e
finanziaria cercò, un po' presto, unitamente al proprio fratello ingegnere cav.
uff. Francesco di assumere il mestolo del comando." Presto i suddetti fratelli
ottennero lo scioglimento del consiglio comunale.
"Giunto il 23 gennaio 1899, per regio commissario, un tale cavalier Luigi Mocchi,
colonnello di artiglieria in ritiro, questi si istallò in casa Vicario e ne
seguì i partigiani consigli. Il Mocchi prima di abbandonare la carica, iniziò
giudizi contro gli ex amministratori del comune, allo scopo di crearne la
ineleggibilità a consiglieri: ...", ciò creò la caduta del consiglio comunale.
Furono convocati i comizi elettorali e la prima adunanza consigliare si tenne il
17 dicembre 1899. "Apertasi la
seduta, il regio commissario lesse una lunga relazione a stampa nella quale
rendeva conto della sua gestione.
Il consigliere comunale Mario Maccafani, di Pereto, propose un voto di plauso
all'operato del cavalier Mocchi."
Achille Laurenti mosse delle critiche verso questa relazione: Carlo Vicario lo
invitò a ritrarre tali accuse sull'operato di un emerito funzionario che aveva
avuto la fiducia del Re. Achille Laurenti persistette nelle sue critiche su tale
operato a tal punto che si creò un putiferio. Il presidente Antonio Camposecco,
per motivi di ordine pubblico, sciolse la seduta. Il cavalier Mocchi querelò il
Laurenti per diffamazione che fu poi prosciolto per il non luogo a procedere dal
giudice istruttore del tribunale di Avezzano ed in Appello.
Nell'adunanza del 19 gennaio 1908 fu nominato sindaco Costantino Nitoglia con 14
voti su venti e con la stessa votazione la giunta comunale. In seguito alla
schiacciante vittoria riportata, gli amici del capoluogo comunale vollero
festeggiare l'evento con un suntuoso banchetto. I consiglieri della frazioni ed
amici furono accolti trionfalmente all'ingresso di Pereto dal popolo, dai
maestri elementari, scolaresche. Il neo sindaco ed il Laurenti tennero un
discorso da una finestra del municipio per l'occasione.
"Il disagio delle numerose gite, per fatti amministrativi, la lontananza del
municipio, l'abilità non comune dei due fratelli Vicario, la loro agiatezza e le
conseguenti relazioni di interessi locali, pian piano ci portarono alla perdita
di terreno in Pereto e in Rocca di Botte, al crollo della maggioranza e alla
revoca di Costantino Nitoglia, dalla carica di sindaco ...".
A quest' ultimo furono addebitati gli enormi danni causati nel bosco di Sesera e
dell'invio di una donna malata in un ospedale romano senza deliberazione
comunale. "Gli successe l'ingegnere cav. uff. Francesco Vicario, nominato con
deliberazione consiliare, 22 maggio 1901, approvato il 15 giugno dello stesso
anno, con il n. 154, il quale non ebbe miglior sorte. Gli fu notificato, per il
ministero dell'ufficiale giudiziario della pretura di Carsoli, un voto di
sfiducia dalla maggioranza del corpo elettorale e decadde per l'ottenuto
scioglimento del consiglio comunale".
"Inseguito a elezione amministrative, tornammo eletti, con il sistema della
scheda girante, undici consiglieri rappresentanti le frazioni, contro nove del
capoluogo." Il consigliere comunale Pietro Tarquini d i Rocca di Botte,
inavvertitamente non aveva pagata una rata di una tassa comunale: questo, per
non compiere due viaggi a
Pereto. pensò di estinguere il debito il giorno delle elezioni. L'esattore
comunale, avversario per compiacenza, non volle incassare, quindi allo scrutinio
Carlo Vicario dichiarò ineleggibile un moroso del comune.
Veniva proposto un certo Enrico Fulgenzi della parte dei Vicario, quindi le
parti avverse si trovavano dieci contro dieci con la nomina del nuovo
consigliere. Per eleggere il sindaco occorreva la presenza di 14 consiglieri,
caso contrario bisognava riconvocare la adunanza dopo otto giorni e qualora non
si fosse raggiunto il numero 14 bisognava riconvocare ancora dopo otto giorni il
consiglio ed in tale occasione veniva eletto il sindaco con un numero di
presenti qualsiasi. Quindi alle prime due adunanze non si sarebbe presentato
nessuno della parte di Pereto e che alla terza adunanza venisse eletto sindaco
un rappresentante di Pereto perchè a parità di voti (10 contro 10) sarebbe stato
eletto il più vecchio tra gli eletti, il quale vecchio mancava alla parte
avversa a Pereto. I consiglieri non peretani sparsero la voce che nessuno di
loro si sarebbe proposto sindaco visto l'incombenze di tale incarico così alla
prima adunanza tutti i consiglieri comunali furono presenti e con rammarico dei
consiglieri peretani venne eletto con deliberazione 5 giugno 1904, vistata il 28
detto mese, col n. 3395, Luigi Morelli di Rocca di Botte e la giunta al completo
del partito di Rocca ed Oricola. Prima proposta del neo sindaco fu quella di
richiamare il Tarquini, allontanato dal vecchio sindaco Vicario. Successivamente
si accertò che tale provvedimento conteneva la firma di Enrico Fulgenzi che
secondo un certificato della corte di Assise di Aquila e secondo il biglietto di
viaggio, il Fulgenzi doveva essere assente da Pereto. Il Tarquini così denunciò
per falso in atto pubblico il sindaco Francesco Vicario, l'assessore Enrico
Fulgenzi ed il segretario comunale, Luigi Iossa, firmatari della contestazione.
In istruttoria si dimostrò che il Fulgenzi aveva ottenuto un regolare permesso,
che per errore il certificato non era da considerarsi valido e che per tornare,
il Fulgenzi aveva fatto un biglietto per andare ad Avezzano per sbrigare degli
affari ed uno per tornare a Rocca di Botte. Seguì l'assoluzione e spiccata
denuncia contro Pietro Tarquini, Achille Laurenti, il sindaco Morelli e gli
assesori Michele Moraschini, Elia Pietronero e Gioacchino de Santis, nonchè
Francesco Fabrizi ed il padre del Laurrenti. Tutti questi furono poi liberati da
qualsiasi colpa. Così il Tarquini risultò decaduto ed il Fulgenzi
rieletto con conseguente parità. In seguito alle dimissioni di Luigi Morelli,
venne eletto sindaco Gioacchino de Santis di Oricola eletto il 7 aprile 1905, il
quale, come il Morelli, ebbe a subire cause e procedimenti penali dispensandosi
sempre per motivi comunali.
Costantemente presenziavano le sedute comunali i reali carabinieri e spessissimo
il Delegato di Pubblica sicurezza di Avezzano.
Il 14 aprile 1906; per dimissioni del De Santis, fu nominato sindaco, Emilio
Santese di Pereto, il quale a sua volta rassegnava le sue dimissioni l'11 giugno
dello stesso anno. Volle presentarsi Fortunato Rostagno come candidato in
opposizione al Partito di Pereto comandato dai Vicario, amici del Rostagno.
Rostagno fu eletto consigliere all'unanimità,
meno che un voto e successivamente, con deliberazione 12 maggio 1907, vistato il
22 dello stesso mese,
fu nominato sindaco. Il 15 dicembre 1908 Rostagno fu confermato nella carica di
capo dell'amministrazione comunale, che conservò sino al 22 dicembre 1909, nella
quale epoca veniva definita a Costituzione Oricola e Rocca di Botte a comuni
distinti.
Oricola aveva avuto la fortuna di far presentare un progetto di legge per la sua
autonomia a mezza dello onorevole Cerri, ma scioltasi la Camera dei Deputati il
progetto, preso in considerazione decadde.
"Portate al consiglio comunale, le proposte per l'autonomia delle due frazioni,
mediante intercessione di amici, mi riusci di allontanare precariamente, previo
speciale accordo, i fratelli Vicario dalla seduta e in conseguenza ottenere
un'anime voto favorevole, per la costituzione di Oricola a Comune
distinto. Per Rocca di Botte, intervenuti all'adunanza i signori Vicario, che
erano rimasti in una sala attigua a quella consiliare, unitamente a Francesco
Sciò di Pereto, esplicarono un'accanita opposizione, alla quale risposi
esaurientemente.
Dietro di che il consiglio, a maggioranza concedeva il voto favorevole anche per
quella frazione".
Il partito di Oricola dovette sostenere alle elezioni politiche l'onorevole
avvocato Giovanni Cerri il quale perse, vincendo invece il principe Don Giovanni
Torlonia presentato dal partito opposto.
Per il tramite di questo principe gli abitanti delle frazioni fecero istanza al
Parlamento; ma il segretario comunale Luigi Iossa nell'aprile o maggio 1904,
aveva presentato alla Presidenza della camera dei deputati una critica a stampa
per ostacolarne la realizzazione. Anche se ostacolati in Parlamento da amici di
Carlo Vicario, Oricola e Rocca di Botte ottennero la matematica certezza che
l'onorevole Principe, aveva avuta da l'On. Giovanni Giolitti, allora Presidente
del consiglio dei ministri.
La commissione Parlamentare fu favorevole e la legge per le autonomie comunali
di Oricola e Rocca, fu approvata unanimamente dalla Camera dei Deputati, dal
Senato e successivamente sanzionata dal Re, il 26 dicembre 1907, con il decreto
809. A seguito dell'autonomia il consiglio Comunale nominò due commissari per
paese: per Pereto risultarono eletti Francesco Vicario e Francesco Sciò, per
Oricola Achille Laurenti ed Alberto Nitoglia e per Rocca di Botte Pio Nocella ed
Elia Pietronero.
I problemi da risolvere erano i seguenti:
- Estenzione delle rate residuali di ammortamento lire 40.000 dovute alla
Cassa Depositi e Prestiti per il mutuo della conduttura di acqua potabile a
Pereto
- Divisione delle strade comunali con relativo onere di pagamento del
residuo
- Residuo Pagamento dei cimiteri
I commissari di Pereto così risposero:
- Per l'acqua di Pereto, visto che i debiti erano stati contratti prima
della divisione e quindi dovevano essere estinti da tutti e tre i paesi.
- Che le strade comunali diventavano proprietà dei rispettivi paesi e che
quindi ogni comune doveva pensare ad estinguere il relativo debito.
- che cumulativamente si estinguessero i debiti contratti per i cimiteri.
Si ricorda che la strada che va dall'incrocio delle strade che portano a
Pereto Rocca ed Oricola, fino alla Valeria, si trova in territorio Oricolano e
che quindi, pur essendo attraversata dai tre paesi, doveva essere finita di
pagare solamente da Oricola, questo secondo il criterio dei commissari Peretani.
Viceversa, le proposte dei commissari di Oricola, sostenute da quelli di Rocca
era che il debito dell'acqua potabile venisse estinto da Pereto che godeva di
tale lavoro, che le strade erano di pertinenza di ogni comune fino all'incrocio
di esse e che dall'incrocio fino alla Valeria .la spesa fosse divisa in tre
parti e che le spese per i cimiteri fossero ripartite ai comuni secondo le reali
spese sostenute per costruirle. Dopo varie fasi che videro i commissari di Rocca
istigati dagli avversari passare prima all'accordo con Oricola poi alla
neutralità ed infine alla parte avversa e dopo varie discussione con le varie
autorità, il Prefetto dell'Aquila affidò l'incarico al commissario prefettizio
avvocato Samuele Pugliese. Questi sentito il parere del consiglio di Stato, in
data 28 settembre 1909, accolse la richiesta portata da 0ricola:che il debito
residuale per la conduttura dell'acqua potabile di Pereto, rimanesse a questo
senza altro attributo; e che per gli altri mutui, si seguisse a regola generale,
con ripartirli proporzione al costo delle singole costruzioni, effettivamente
godute, al numero degli abitanti e al contingente dei tre paesi. Pereto, non
avendo accettato la primitiva proposta che era migliore della definitiva, si
dovette accollare il maggiore onere in quanto era più popoloso, aveva maggiore
contingente fondiario e maggiore stato il costo delle costruzioni.
Le tesi del commissario prefettizio furono poste in esecuzione dal ragioniere
Vittorio Ottaviani della sottoprefettura di Avezzano, in base al regio decreto,
21 ottobre 1909. In seguito venne diviso il territorio e sempre l'intervento dei
commissari ripartitori e dell'ingegnere catastale Torchi e nessuna contesa sorse
tra Pereto e Oricola visto che esistevano le colonnette degli antichi confini,
mentre nacquero delle contestazioni tra Oricola e Rocca. A norma di legge 24
dicembre 1908, n° 797,concernente la unificazione delle entrate patrimoniali
degli enti pubblici, Pereto, il 18 ottobre 1910, notificava atto di ingiunzione
di pagare, entro trenta giorni ,la somma di L. 8.450,84.
Oricola si oppose chiamando in causa Pereto il quale pose la causa e fu
condannato alle spese. Altra lotta dovè sostenere Oricola nei confronti di
Pereto per il cambiamento alla stazione ferroviaria, la quale fu dalla
costruzione della strada ferrata, diede origine a una contesa tra capoluogo e
frazione. Questo sosteneva si dovesse denominare Oricola, perchè situata nel suo
territorio, quello insisteva vi fosse posto il nome di Pereto, come capoluogo
del comune. L'amministrazione delle ferrovie, scelse una via di mezzo e vi pose
la scritta Cavaliere, che corrisponde alla denominazione della contrada omonima.
Giunti i fratelli Vicario al potere, alla chetichella, brigarono e ottennero il
cambiamento di nome in quello di Pereto, sostenendo che tanto Oricola, che la
stazione faceva parte del
territorio di quel comune.
"Avvenuta la costituzione di Oricola, a comune distinto, questo consiglio
comunale, con deliberazione 9 marzo 1900 n° 27, vistata con il n° 1812, ne
chiedeva il nuovo cambiamento di denominazione, sostenendo che il comune di
Pereto ne aveva perduto il tenimento e quindi la facoltà di darle nome e che non
poteva parlarsi di diritto acquisito, quando si era venuto a perdere l'elemento
costitutivo del diritto stesso".
Alla stazione venne eseguito l'ordine definitivo: 0ricola-Pereto.
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