Pereto (AQ)
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Gli anni che seguono l’invasione francese del Regno di Napoli, agli inizi dell’Ottocento, sono caratterizzati da molte novità amministrative; quante di queste poi abbiano dato i frutti sperati è da valutare ma, comunque, la società meridionale ricevette una tale scossa che nei decenni a seguire ancora si vedevano gli esiti. Uno degli ambiti in cui si cercò di innovare fu quello dei mercati e del commercio, prima con Giuseppe Bonaparte e poi con Gioacchino Murat. Le raccolte delle leggi napoletane di quei tempi sono piene di decreti che autorizzano mercati e fiere nelle diverse parti del Regno, o erigono istituti per lo sviluppo delle più varie attività economiche. In questa atmosfera nasce la richiesta del comune di Pereto di avere un mercato settimanale, non il giovedì o il sabato, per non interferire coi mercati di Tagliacozzo ed Avezzano, ma un altro giorno, che poi fu deciso essere il martedì (1).

La richiesta non venne giustificata da una premessa di tipo commerciale o da un precedente di tal genere, che il paese probabilmente non possedeva a quei tempi, ma dal desiderio di risparmiare alla popolazione il viaggio che doveva intraprendere fino a Tagliacozzo (2).

Come era previsto in questi casi, si chiedeva ai comuni limitrofi se avevano nulla da obiettare alle richieste di Pereto, e su tali risposte si basavano le decisioni successive. Nel caso specifico vennero interpellati i paesi di Tagliacozzo, Avezzano, Scurcola Marsicana, Luco dei Marsi, Borgo Collefegato (oggi Borgorose), Carsoli e Pescorocchiano (3). Nessuno trovò alcunché da obiettare, con l’eccezione degli ultimi due centri. Carsoli fa sapere che già aveva richiesto il mercato settimanale il mercoledì e aggiunge che Pereto non è luogo di mercato, perché resta in un angolo del Circondario, non ha commercio, e le sue strade sono quasi impraticabili, e la sua situazione è alla metà di una alpestre Montagna poco lungi dall’Impero Francese. Carsoli [invece è] situato in piano e nel centro del Circond(ari)o. Ha un’estesa comunicazione con moltissimi luoghi, non solo perché vi passa in mezzo l’antica Strada Valeria, ma perché riunisce in un punto le vie di molte Dogane, e di varj Paesi […]. È […] un luogo più qualificato e vi è la Dogana […] (4).

Pescorocchiano avanzò due motivi di opposizione. Primo: i contadini del posto con il pretesto di portare i loro articoli al mercato si sarebbero avvicinati troppo al confine di stato e sarebbe stato per loro più facile attraversarlo illegalmente. L’esportazione dei generi, soprattutto alimentari, avrebbe favorito la penuria degli stessi nel distretto e causato un conseguente aumento dei prezzi. Secondo motivo: i naturali dei paesi dello stato imperiale vicini la frontiera, sfruttando i buoni rapporti con la gente di Pereto, se ne sarebbero avvantaggiati negli scambi commerciali a scapito degli altri mercanti (5).

Giunti a questo punto si cominciarono a delineare le diverse tendenze degli organi superiori. Il Sottointendente di Avezzano, nel presentare la delibera del decurionato di Pereto all’Intendente aquilano, relativa al giorno di mercato, aggiungeva timidamente che la data proposta gli sembrava ben indicata (6).

Di diverso avviso, nel complesso della vicenda, era l’Intendente, che scrivendo al Ministero dell’Interno di Napoli si esprimeva a sfavore di Pereto: […] le dissi i motivi per cui non credeva di accordarsi il permesso a quel comune che si trova situato in luoghi disastrosi e prossimo ai confini del Regno, ma di concedersi invece al Comune di Carsoli capo luogo dello stesso Circondario. Ora il Sindaco del d(ett)o Comune di Carsoli mi ha esposto per mezzo del Sottointendente del distretto di Avezzano simile domanda, essendo che prima dell’anno 1658, epoca in cui quel Comune sofferì una peste desolatrice, aveva già un mercato settimanale, che si verebbe [sic!] adesso ripristinare. Il giorno di martedì sarebbe quello che converrebbe […] (7).

L’intera faccenda si concluse alcuni giorni dopo con il decreto emanato da Gioacchino Murat il 23 luglio 1812, che istituiva a Carsoli il mercato settimanale il giorno di martedì.

 

1) I documenti consultati sono nell’Archivio di Stato di L’Aquila (A.S.A.), Intendenza, Serie I, cat.VII, b. 1119. La richiesta di Pereto è resa nota all’Intendente di Aquila dal Ministero dell’Interno in data 12 ottobre 1811. La riunione di decurionato che stabilì essere martedì il giorno di mercato si tenne il 3 novembre 1811 e vi parteciparono Giuseppe Ciacciavicca, Venceslao Lucatelli, Domenico Bonanni, Zaccaria Santetti, Teodosio de Vecchis, Antonio Laurenzi, Tommaso Meuti e il sindaco Giuseppe Piconi.

2) Ne parla la lettera spedita il 12 ottobre dal Ministero dell’Interno all’Intendente. Le attività mercantili nella piana del Cavaliere, per gli anni che trattiamo, sono ancora sconosciute. È significativo però il successivo riferimento del sindaco di Carsoli (vedi oltre nel testo) all’esistenza di un mercato settimanale anteriore alla peste del 1656, perché per Pereto vi è un riferimento ad una attività di tal genere nel catasto antico del 1617, dove si cita uno spazio ai piedi del paese chiamato Mercato (cfr. M. SCIO’, Dal documento al terreno; in il foglio di Lumen, 7(2003), pp. 2-4). Sembrerebbe che gli eventi legati alla peste avessero creato un tale sconvolgimento da azzerare molte attività sociali prima esistenti e che i nuovi arrivati nel rioccupare gli spazi lasciati liberi dai decessi procurati dal male non avessero saputo ricreare un clima adatto agli scambi commerciali, tanto che fino all’Ottocento nulla era stato istituito a Carsoli e a Pereto si erano perse anche le tracce toponomastiche di precedenti attività.

3) Tagliacozzo rispose il 1 novembre 1811, Avezzano il 4 novembre 1811, Scurcola Marsicana il 31 ottobre 1811, Luco dei Marsi nella stessa data, come Borgo Collefegato, Carsoli il 2 novembre 1811, Pescorocchiano il 1 novembre 1811.

4) La lettera è firmata dal sindaco Domenico Antonio Marcangeli. Si dice Impero Francese e non Stato Pontificio perché in quegli anni il paese del papa era stato annesso all’impero fondato da Napoleone.

5) Pescorocchiano è l’unico paese che giustifica la sua opposizione con motivazioni di tipo commerciale e doganale.

6) La comunicazione è del 9 dicembre 1811.

7) La missiva è datata 7 luglio 1812 e dalle parole dell’Intendente risulta chiaro il ritardo dell’amministrazione di Carsoli nel chiedere ufficialmente l’istituzione del mercato: ora il Sindaco […] mi ha esposto […] simile domanda; comunque il decreto di istituzione arriverà 16 giorni dopo. Se ne ricava l’impressione di un’amministrazione comunale in affannosa rincorsa. La data della peste probabilmente è errata, la sola documentata è quella del 1656.

 

 

tratto da Michele Sciò, Fiere e mercati a Carsoli e nella provincia di L’Aquila: Notizie commerciali sulla piana del Cavaliere a metà Ottocento, Lumen, n. 10, dicembre 2004, pag. 17.


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