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Virginio, dichiarato ribelle dal re a seguito di un suo appoggio al papa contro il re stesso, ebbe confiscati i suoi beni, ma dopo un esborso di 14.000 ducati ed una guerra che coinvolse il papa e gli Orsini contro i Colonna, nel 1484, l'Orsini riprese il possesso del contado.
(Brogi T., La Marsica, pag. 300)


Morto nel gennaio 1494 Ferdinando I, gli successe Alfonso II. Carlo VIII, re di Francia, intendeva conquistare il regno di Alfonso, riuscendovi poi nel 1495. Gli Orsini, che avevano appoggiato il re Alfonso II, decaddero e vennero investiti Fabrizio Colonna del contado d'Albe e Tagliacozzo e Prospero Colonna del contado di Traietto e quello di Fondi (ambedue i Colonna avevano aiutato Carlo VIII nella sua impresa).
Ma Carlo dovette ritirarsi subito e Ferdinando II tornò trionfante, così Prospero accettò la sottomissione al re Ferdinando II succeduto ad Alfonso, mentre Fabrizio non voleva saperne. Il re, al contrario, non chiese vendetta, ma riconfermò tutto quello che aveva Fabrizio, anzi gli promise altre concessioni di feudi ed inoltre gli venne conferita la carica di Gran
Contestabile. Virginio Orsini , liberatosi dopo esser stato catturato e messosi al servizio di re Carlo VIII, che lo fornì di forti somme e con promesse di concessioni e conferme di feudi, occupò il contado di Albe, ma fu subito preso prigioniero e rinchiuso in Napoli ove morì tra il 1496 ed il 1498.
(Brogi T., La Marsica, pag. 311)
 

Il 6 luglio 1497 con due suoi diplomi re Federico II d'Aragona mantenne quanto Ferdinando aveva dichiarato e diede a Fabrizio Colonna con il primo diploma la investitura di Albe e di Tagliacozzo compresa la baronia di Carsoli: con il secondo la baronia di Civitella Roveto.
Della prima parte facevano parte:
Tagliacozzo, Albe, Celle, Oricola, Carsoli, Rocca di Botte, Pereto, Colli, Tremonti, Rocca Cerro, Verucchio, Cappadocia, Petrella, Pagliara, Castella Fiume, Corcumello, Cese, Scurcola, Poggio, S. Donato, Scanzano, S. Maria, Castelvecchio, Torano, Marano, Tusco, Spedino, Corvaro, Castelmanardo, Sant'Anatolia, Rosciolo, Magliano, Paternò, Avezzano, Luco, Canistro, Civitantino, Cappelle.
Mentre alla baronia di Civitella Roveto appartenevano: Capistrello, Pescocanale, Civitella, Meta, Reverate e Roccavivi, che formarono un vastissimo feudo che si denominò Ducea di Tagliacozzo.
(Brogi T., La Marsica, pag. 317)


6 luglio 1497 re Federico dona a Fabrizio Colonna il suddetto contado con il titolo di conte per la ribellione di Virginio Orsini (in quint. fol. I).
La quale concessione fu al detto Fabrizio confermata per Giovanna e Carlo Regina e Re nell'anno 1516 (ut in quint. 15, fol. 27).
(Gattinara, Storia di Tagliacozzo, app. III)

Il 3 febbraio 1499, Federigo II riconfermava la baronia di Carsoli ai Colonna, ma gli Orsini cercarono di riconquistare queste terre.
(Brogi T., La Marsica, pag. 318)

Morto Fabrizio Colonna nel 1520, gli successe Ascanio Colonna, suo figlio. Tornato il papa nei suoi poteri, procedette ad atti di rigore contro i Colonna (Ascanio si era messo ai servigi del re Carlo V ed aveva fatto la memorabile escurzione su Roma del 1526): li scomunicò e nominatamente Ascanio e privò il cardinal Pompeo della sua dignità e diede il comando delle milizie a Renzo da Ceri, a Paolo Vitelli e a Napoleone Orsini, affinché li avessero cacciati da tutti i loro possedimenti. L'Orsini, coll'animosità della vecchia ruggine invase e devastò col ferro e col sacco terre, castelli e campi; fu battuto presso Subiaco da Scipione Colonna. Ma riordinatosi e cresciuto di forze, si portò arditamente per la via di Arsoli al ducato di Tagliacozzo; non v'incontrò alcuna resistenza e pose campo presso Magliano. Di nuovo, quivi, le due fazioni vennero a guerreggiarsi e Scipione Colonna ebbe la peggio e venne ucciso. Intanto il ducato fu letteralmente devastato da Napoleone che vi spadroneggiò, ma Napoleone fu costretto a ritirarsi nell'anno 1553.
(Brogi T., La Marsica, pag. 327)


Ascanio Colonna cadde per cause sconosciute in disgrazia del papa Giulio III e del governo, il figlio di Ascanio, Marcantonio, visto in quale situazione si era cacciato il padre, insorse contro di lui e cercò con viva forza di togliergli i suoi feudi, ma l'espediente non riuscì: Ascanio venne così condotto in carcere dove morì nel 1555. Nello stesso anno morirono i pontefici Giulio III e Marcello II, a questi successe Paolo IV, che cercò senza successo, di imprigionare Marcantonio, ma lo fece dichiarare in contumacia, privo di beni, feudi ed onori: dichiarò con una bolla scomunicati e dannati di lesa maestà tutti della casa: alcuni rinchiuse in prigione e tolse loro le possessioni che riservò per i suoi nipoti; mise sotto custodia nel palazzo a Piazza SS. Apostoli in Roma la vedova di Ascanio, due sue figlie, la nuora e una nipote.
Se non che la vedova e la figlie riuscirono a scappare il 1° gennaio 1556 raggiungendo Tagliacozzo dove gli abitanti li accolsero con grandi feste.
(Brogi T., La Marsica, pag. 332)
 


Poco dopo la famosa rinunzia di Carlo V a favore del figlio Filippo II nell'ottobre 1555, sorse la guerra della spagna contro il papa e i Francesi. Marcantonio e tutta la sua casata si misero naturalmente al servizio del papa. La guerra si protrasse fino al 1557 anno in cui fu firmata la pace a Palestrina fra il re di Spagna ed il papa, ma i Colonna ed altri ribelli furono esclusi dal perdono. I Colonna per questo seguitarono a guerreggiare contro il papa e questa guerra fini nell'agosto 1559 con la morte del papa Paolo IV. Il nuovo pontefice PIO IV rimise in grazia la casa Colonna e la reintegrò d'ogni cosa. Morto Marcantonio, gli successe Marcantonio (II) figlio di Federico, figlio di Marcantonio, premorto al padre.
A questo Marcantonio II gli successe suo figlio Marcantonio III, a questo successe Filippo I, figlio di Fabrizio e per conseguenza zio di Marcantonio III.
A Filippo I successe suo figlio Federico a cui successe Marcantonio IV, suo fratello germano. A Marcantonio IV successe Lorenzo Onofrio, suo figlio, a cui successe suo figlio Filippo II.
(Brogi T., La Marsica, pag. 337)

D. Filippo Colonna, renitente all'ordine di portarsi da Roma a Napoli nel 1796, si vide sequestrati i feudi di Avezzano, Valle Roveto,Tagliacozzo, affittati per nove anni (1791-1799) al canone di 16900 ducati a Ladislao Mattei e Domenicantonio Iatosti che la camera della Sommaria consegnava in amministrazione a D. Filippo Iatosti, figlio del secondo. Al confine abruzzese, particolarmente esposto, affluirono truppe e volontari. Furono reclutate molte truppe di soldati tramite leva. L'esercito napoletano marciò su Roma ove entrò il 27 novembre 1798, cercando di fermare i francesi. Alle operazioni cooperò il reggimento di fanti e cavalieri del Colonnello Camillo Giustini, che da Tagliacozzo puntò su Tivoli, ma, fermato a Vicovaro, e non congiuntosi col contingente del colonnello Sanfilippo, battuto a Papigno confluì a Roma nel grosso dell'armata, travolto da lì a poco, dalla controffensiva nemica.
(De Lautentis, L'occupazione militare francese e la repubblica partenopea negli Abruzzi 1798-1799 in Riv. Abr. 1897 pag. 241 ).
(Jetti, Cronache marsicane, pag. 37)
 

A Filippo II successe Fabrizio II, suo figlio, al quale successe suo figlio, Lorenzo Colonna, al quale successe Filippo III Colonna. Sotto quest'ultimo avvenne l'invasione della Marsica ad opera del generale francese Championnet nel novembre 1798, che entrò nel regno per le vie del Liri e di Tagliacozzo. Il re con editto chiamò il popolo alla difesa; si formarono dappertutto numerose bande di contadini, dette dei sanfedisti o realisti, i quali dai francesi si appellarono briganti. Queste bande si trasportarono ad atti efferati contro i giacobini, commettendo saccheggi, incendi, uccisioni e taglieggiando terre e famiglie: non meno per altro fecero gli invasori e i giacobini. Nel 1806 Giuseppe Bonaparte abolì i feudi; finì così la signoria dei Colonna nella Marsica.
(Brogi T., La Marsica, pag. 358)


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