Pereto (AQ)
Le carecare

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Un elemento importante per la vita di un paese era la calce. Questo materiale era utile per la costruzione e la manutenzione di case, di stalle e di strade. Utile per la disinfestazione. Come in altri paesi, durante il periodo tra la primavera e l'autunno venivano allestite le cosiddette "carecare".
 

La storia delle carecare
Il sistema più primitivo produrre la calce consisteva nello scavare una fossa, disponendo al suo interno, foderato di pietre, il combustibile e la pietra calcarea. La cottura andava avanti per settimane, e, una volta terminata, il pozzo veniva svuotato della calce viva.
Era una tecnica che permetteva la produzione di un limitato quantitativo di materiale.
Solamente durante il XVIII secolo venne perfezionata quella del forno ad imbuto. Questo è il tipo di carecare di cui oggi rimangono i resti nel territorio di Pereto
 

Il luogo
Il luogo per la sua costruzione veniva scelto nelle vicinanze di una strada per il trasporto e una disponibilità di rocce calcaree e legname per alimentare il fuoco.
 

Preparazione
A Pereto non c'era, da quello che raccontano i locali intervistati, degli specialisti di carecare in loco: erano dei forestieri che venivano in paese ad allestire i forni per le carecare.
In quel fosso si lavorava per vestire le pareti con la pietra (specie di muro a secco) sino al livello del suolo. Da qui si continuava ad allineare pietre sempre più grosse e generalmente lunghe per far sì che avessero più presa, anche perché il muro circolare, raggiunta l'altezza di un paio di metri, tendeva a restringersi fino alla chiusura completa. Al centro, nell'ultimo spazio che rimaneva, andava incuneata una grossa pietra a forma conica.

All'interno, la parte più alta, da centro a centro, misurava circa sei metri. Il costruttore, nell'allineare le pietre, doveva avere l'accortezza di non lasciare troppi spazi. Dove le pietre non combaciavano, doveva procedere con del pietrisco per fare in modo che non ci fossero vie di sfuggita per il calore. All'esterno della parte superiore i vuoti venivano chiusi con la terra per evitare ogni possibile entrata e uscita d'aria. Veniva lasciata l’apertura che serviva per far passare la legna.
Intorno alla costruzione veniva eretto un muro a secco, a protezione della stessa: era la parte di muro che non doveva necessariamente cuocere, ma solo proteggere tutto il complesso dalla base alla cima.

Una volta finito il terrazzamento, per evitare la dispersione del calore, si applicava sulle pareti del forno uno strato di argilla. Le pietre calcaree erano quindi raccolte e si cominciava il caricamento del forno

Il ricoprimento del forno era un lavoro delicato e pericoloso per l'esecutore in quanto consisteva nel posare le pietre calcaree da cuocere in equilibrio, senza legante, in modo da costruire una volta sopra la zona del focolare.

Completata la volta, si riempiva il forno in modo da permettere alla fiamma di passare attraverso più strati di pietre in modo omogeneo.

L'entrata per alimentare il forno con il combustibile si trovava nella parte bassa.

Combustibile
Il forno era alimentato da fascine di legno secco, dotate di alto potere calorifico.
 

Attività
La calcinazione durava da tre a sette giorni; durante questo periodo gli operai si alternavano per mantenere costante la temperatura a 700-1000 gradi centigradi.
Dall'accensione in poi il fuoco doveva divampare continuamente comunque sino a che non si sentiva l'odore della pietra cotta. Quando la pietra era arrivata alla cottura giusta, l'interno della fornace prendeva il colore verdastro e tutti i buchi tra una pietra e l'altra del muro, a causa della fusione della pietra, si chiudevano e tutta intera diventava una parete circolare compatta. Questo era il momento di smettere di alimentare il fuoco e aspettare per 1-2 giorni prima di iniziare la fase di liberare la calecara della massa di pietrame che l'avvolgeva.

Reazione chimica
Per effetto della calcinazione il calcare o carbonato di calcio si trasforma in calce viva o ossido di calcio sviluppando anidride carbonica
 

Recupero
Scaricare la fornace era un lavoro delicato e pericoloso. Il lavoro aveva inizio a ritroso, da dove si era terminata la costruzione. Bisognava stare attenti a non cadere di sotto precipitando dove ancora ardeva il fuoco, tanto è vero che finita la raccolta della pietra cotta, sulle rimanenti ceneri si spargeva dell'acqua per spegnere la brace che ancora covava sotto ed era possibile recuperare diverso carbone.

Le pietre, dopo la cottura, venivano selezionate e quindi conservate in recipienti al riparo dell'aria per evitarne la “carbonatazione”, che avrebbe tolto alla calce le sue proprietà leganti. la calce prodotta veniva venduta o barattta o data a coloro che avevano fornito la legna o i sassi.
 

Utilizzo
In seguito la calce viva veniva spenta immergendola in una quantità d'acqua
L'idratazione provoca la disintegrazione rapida delle pietre e produce forte calore e aumento di volume di circa il 10%. Data l'elevata temperatura che si può produrre istantaneamente (oltre150 gradi), le zolle rigonfiano, si screpolano e l'acqua si trasforma immediatamente in vapore, bisogna quindi aggiungere l'acqua un poco alla volta e rimescolare con cura la massa.

La polvere che si ottiene è la calce spenta o idrossido di calcio. Questa sostanza è utilizzata in due preparati:

  • Calce idrata (Fior di calce)
    Si ottiene quando si spegne, con una quantità d'acqua pressoché pari a quella della calce.
    L'idrato che ne risulta è una polvere soffice e finemente suddivisa. E' meno sensibile al gelo del grassello.
  • Grassello di calce
    Si ottiene quando si spegne, con una quantità d'acqua superiore a quella della calce (con un rapporto di circa 3:1). Si ottiene così una massa plastica e unta al tatto detta grassello. Il grassello mescolato con sabbia o pozzolana forma infine le malte.

Conservazione
La calce veniva spenta in fosse scavate nel terreno o in grossi recipienti dove essa era tenuta sott'acqua per diversi mesi (stagionatura). Questi posti dove veniva conservata la calce spenta si chiamavano “smorzi”. Da ricordare che uno spegnimento insufficiente dei grumi di calce viva, causa seri problemi alle malte: i grumi di calce finiscono con lo spegnersi dopo l'impiego, producendo con il loro aumento di volume rigonfiamenti e disgregamenti.
 

Fine delle carecare
L’ultima carecare che si ricorda in paese fu quella che si trova, ed è visibile anche oggi, dopo la fossa di Lillì.
 

Localizzazione di carecare
Ecco un elenco di località in cui sono state allestite delle carecare:

  • ai piè di Serra Secca
  • due alle coste del banco
  • alla mole penta
  • a valle quartarana
  • a cocelana
  • due a fianco del cimitero nel terreno di Rossi
  • di davidde alla licinetta (forse la costa del banco)
  • a 30 metri della stalla di pasqualuccio balla, detta la calecara di Pasqualuccio
  • di Veralli sopra la fossa di lilli bob si finì a causa del blocco!!
     

Alcune persone del luogo indicano le pietre per fare la calce con il nome "sassi campanari" ovvero che la battere del martello emettono un suono particolare.

Localizzazione di smorzi
Ecco un elenco di località in cui sono stati allestiti degli smorzi:

  • Più smorzi sotto il lavatoio, in località Fonte vecchia, che utilizzavano l’acqua del fosso
  • Uno smorzo in Piazza Maccafani, sotto il muro della fontanella della piazza
  • Uno smorzo sotto ed uno sopra la stalla di Stocchitto, in località Porta di Matticca
     

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