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Gli abitanti avevano le risorse del bosco per produrre carbone. Con
questo sistema si otteneva un combustibile più facilmente utilizzabile e più a
lungo conservabile rispetto al materiale di partenza. Dalla legna raccolta nei
boschi e nelle macchie si ricavava la carbonella. I locali ricordano delle carbonai allestite tra il 1900 ed il 1950 in località:
Le carbonaie erano strutture a forma di cono che venivano usate per produrre il
carbone. Erano composte da diverso materiale sistemato in strati; al centro
venivano accumulati molti tronchi e rami in modo ordinato fino a
formare una catasta alta anche più di 2 metri. Il tutto era poi ricoperto di
foglie, frasche e zolle di terra in modo da isolare il legname dall’ambiente
esterno. In cima si lasciava un foro attraverso il quale si poteva accendere la
carbonaia; questa apertura veniva poi richiusa. Il fumo usciva da dei fori che i
carbonai aprivano alla base della struttura e che consentivano anche l’ingresso
dell’ossigeno. La combustione del legname doveva avvenire molto lentamente e
essere interrotta al momento opportuno in modo da non ridurre tutto in cenere.
La carbonaia rimaneva accesa per giorni durante i quali i carbonai facevano a
turno nel tenerla sotto controllo: un piccolo errore poteva
compromettere tutto il lavoro. Il lavoro era faticoso e richiedeva esperienza ed attenzione . A processo ultimato si effettuava la scarbonatura, che consisteva nel liberare il
carbone dal terriccio e dal fogliame versandovi sopra dell'acqua. Tra i fabbricanti di carbonaie si ricorda Guardiareggia, Bardegliu, Milleo, Antonio de Cuzzichetta, Alberico, La nerchia, Torquato, Casimiro Zampetti, dino (berardino) zio di sgomamrello. |
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