Pereto (AQ)
Camerlengo Antonio

Home
Su


 

Antonio Camerlengo, nato a Pereto il giorno 11 febbraio 1916 e morto a Pereto il 13 marzo 2006
Figlio di Giovanni e Rosaria Grossi i quali ebbero 10 figli: Antonio fu il terzo, figlio, primo figlio maschio. Nella foto qui sotto si trova la sua famiglia. Il padre è l'uomo con i baffi e cappello sulla destra, la madre è la donna alle destra del padre, la nonna è la signora più anziana posta in seconda fila, terza donna a partire dalla sinistra. Lui è il ragazzo al centro della foto, con il cappello ed il capo reclinato.



Soprannominato il Tenente curtu, riferito al suo grado militare ed alla sua statura; esponente significativo della vita peretana ed abruzzese. A lui si devono l'organizzazione di una serie di manifestazioni locali.

Studiò a Roma presso il collegio … sotto l’abate Ricciotti, lo stesso abate di don Angelo Penna.
Tenente con operatività sul fronte greco nella II guerra Mondiale.
Maestro della locale scuola elementare di Pereto.

Sposato con Luigia Balla, padre di due figli.

Esponente del partito Socialdemocratico
Sindaco del paese di Pereto dal … al … e per 4 volte rieletto sindaco

Vista la carica politica e partitica ricoperta, utilizzava una Fiat Giardinetta per spostarsi, ma visto lo stato in cui era ridotta (piena di buchi dovuti al tempo) era stata soprannominata la “Rosa dei venti”.

Vice presidente della provincia dell'Aquila.

Fondatore con don Enrico Penna (assistente ecclesiastico) del gruppo Scout a Pereto
Membro della comunità montana (UNCEM) #
Uno dei fondatori dell’Università della terza età a Pereto e presidente.

Ha tenuto l’orazione funebre in occasione della sepoltura di don Angelo Penna e don Enrico Penna.


Frasi celebri ed aneddoti a lui dovuti
Sindaco di un paese a misura mia
Sindaco di un paese
Non cresciuto per la fame
Riferito alla statura piccola
Un’asena t’ha fatto maestro, e un aseno t’ha fatto tenente
Le doti di chi gli consegnato il diploma di maestro e di chi lo ha fatto tenente
Sindaco colla paranza
Termine riferito al fatto che preparava dei lauti “pranzetti” nella sua casa
Mi dovrebbero chiamare Peppino
L’espressione si riferisce al fatto che per le sue vicende con il locale parroco era stato soprannominato Peppone, ma vista la statura preferiva chiamarsi “Peppino”.
Dio li fa nasce, Dio li fa pasce
Riferito al fatto che se Il Creatore fa nascere le persone, sicuramente gli trova qualcosa da far mangiare

Articoli scritti da lui
USI E COSTUMI PERETANI SCOMPARSI (pubblicato sulla Chiacchiera)


Articoli scritti che lo riguardano

Valido Capodarca, Abruzzo, Sessanta alberi da salvare, edizioni Il Vantaggio, pag. 163
Pereto
Quercia (m. 3,87) [.d.r. la pianta a cui si riferisce l'articolo]
Il più grande albero del territorio comunale di Pereto, radicato in pieno centro abitato. Si segnala, più che per la sua imponenza, per un significativo episodio che ha avuto protagonista svariati anni or sono, e che richiama con immediatezza alla memoria le battaglie condotte dai due ben noti personaggi di Guareschi. Lasciamo parlare uno dei due, il “Peppone”, personificato dal sindaco di Pereto, Antonio Camerlengo, che così ci espone gli eventi: “ Settanta anni fa, appena nato, sentivo dire che “’u Cerquone” aveva molti secoli. Durante la mia ultima esperienza sindacale, 1967-72, l’allora parroco, don Enrico Penna, aveva ordinato al boscaiolo Berardino Dondini di segare la quercia secolare per farne legna da ardere. Per una provvidenziale soffiata, riusciì ad arrivare ai piedi del gigante contemporaneamente ai segatori che, dopo un aspro alterco, desistettero dal “quercicidio” solo quando mi avviai verso la caserma dei Carabinieri per farli arrestare. A nulla erano valse le raccomandazioni e preghiere al parroco, inferocito perché mi ero rivolto all’amico Vescovo dei Marsi, Monsignor Valeri, perché frapponesse i suoi buoni uffici per evitare quel delitto ecologico. La diatriba divenne di dominio pubblico e “Il Tempo” sulla pagina marsicana, trattò la questione umoristicamente sotto il titolo, a caratteri di scatola, “Don Camillo e Peppone nella Piana del Cavaliere alle prese per una quercia secolare”.
Il buon parroco mi ha tolto per anni la parola. Ma quando una pancreatine necrotica acuta mi tenne per circa tre giorni in semicoma egli, in piena notte, saputo che dovevo morire, si fece accompagnare al mio capezzale nell’Ospedale Civile di Avezzano, e mi cosparse sulle labbra acqua benedetta. “Il Cerquone è sopravvissuto e, grazie a Dio, anche l’amicizia tra me e il parroco, ora in pensione”.


 


 


© 2001-2008  - Disclaimer