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bolla di papa Stefano IX

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Bolla di Stefano IX

[Bullarum Romanorum, I, pp. 397-398.]

Testo in latino

Stephanus Episcopus Servus Servorum Dei Dilecto confratri et Coepiscopo Pandulpho caterisque Successoribus Episcopis in Sacra Marsicana Ecclesia Canonice promovendis perpetuum. In specula Sacra et Universalis Ecclesia ad hunc peregrinantis, quanto ceteris eminentiores apparemus, tanto vebementius concurrere vicissitudinibus inde debemus; sicut enim luna menstruo cursu deficit, et perficit, sic in Ecclesia militanti temporalibus subiecta, continuas altercationes, valde defectus, et profectus incurrit, cujus defectui, vel diminutioni, sicut necesse este, ut compatiamur, sic procul dubio expedit, ut profectui vel plenitudini congratulerum. Qua propter unam Marsicanam Ecclesiam intestino et diuturno malo, et plusquam civili discordia secularium hominum miserabiliter discissam, et in duos Episcopatus contra Santissimi Patrum canones a Theophylacto dicto Papa divisam, et postea permissu magis quam consensu, necessitate, quam utilitate, à sanctissimo pradecessore nostro Leone, sicut inventa fuit, omissam, eandem que sun b. mem. decessore nostro Victore, judicio  generalis Concilii per divinam gratiam in gremio Basilice Constantiniana aggregatam, 14 Kalendas Maii, Ind. X divisionem illam unius Diocesis in dua partes evacuatam, et abdicatam, at que in antiquam sui status unionem reformatam, et in perpetuum ipsam, sicut justum fuit. Diocesim unam uni Episcopo decretam, inde interventu totius Sacro Synodi Episcopo Actone, qui tunc partem Marsicane Diocesis inyuste occupabat, In Theatinam Civitatem sublato, per bujus nostri privilegii decretalem paginam, deinceps tibs, beatissime, et confrater, et Coepiscope Pandulphe, et successoribus tuis in perpetuum concedimus, et secundum quod tibi synodaliter, sicut superius dictum fuit, judicatum est, firmum Marsicanum Episcopatum, cum omni sua integritate et pertinentia, inter, que nominatim Ecclesie Sanctae Sabinae antique civitatis Marsorum ad Episcopalem fedem largimur, at que decernimus;  necnon et reliquas Ecclesias totius Marsicanae Diocesis cum pertinentiis, decimis, et oblationibus earum, tam pro vivis, quam etiam pro defunctis, secundum quod Sacri Canones decreverunt, apriterque Ecclesiam Domina nostra Sancta Dei Genitricis Virginis Maria in Carseolo cum decimis et oblationibus, imò cum omnibus fini adjacentibus Ecclesiis, et rebus justè tibi pertinentibus, tam in castro Tupho, et Scalellis, quam … et alto Sancta Maria, et Civitella, et Pamperano usque ad Capistrullum, et in tota valle Nerfacenda. Insuper auctoritate Apostolica sancimus, ut quandocumque expedierit, ordinationes Clericorum, et consecrationem Alterium ibidem facias, et in Monasteriis, quod tui juris et, ut Sacri Canonescentes, et relique omnia, que ad Episcopum pertinent, sine enim quam contradictione expleas; scilicet intra justos terminos totius Parochie Marsicane, famillius partis, quam antea obtinebas, sive et alterius, quam tibi ininstè Episcopi invaserant. Hinc Apostolica Sedis auctoritate subnixi, potestatis, et  confirmationis privilegium indissolubiter statuenses interdicimus, sub divini etiam contestatione judicii, anathematis interpositione, ut nullus unquam successorum nostrorum Pontificum, vel qualibet publicarum actionem administrator, seu alia qualibet, vel quantumlibet magna, parvaque persona audeat, vel presumat contra buius nostra confirmationis privilegium agere, aut quippiam inde alienare, auferre, aut minuere; sed potius firmum ac stabile perpetuum sit. sicut a nobis concessum, et confirmatum est. Si qui autem, quod non optamus, scenario ausu hoc nostra Apostolica sedis flatutum in quopiam alienare, vel infligere prasumpserit, et contradictor illius extiterit, auctoritate Sancta individua Trinitatis, et Apostolorum Principis vinculo anathematis mancipatus, a regno Dei segregatus, et à Diabolo, et Angelis, nisi forte resipiscet, indissolubiliter aggregetur. Qui vero prorespectu observatus, et defensor, bujus concessionis, et confirmationis extiterit, potestate Sancta Dei Genitricis, et semper Virginis Maria, et Beati Petri Apostolorum Principis, et precibus Beata Sabina martyris, et omium Sanctorum, et coelestium multitudine Angelorum, atque gloria, à justo Iudice Domino nostro Jesu Christo, vitamque eternam percepire mereatur in secula seculorum Amen.

Scriptum per manum Notarii et scriviarii Sancta Romanam Apostolica Sedis in mense Decembris indictionem 11.

Datum in Castro Casino 9. idus Decembris per manus  Hamberti Sanctae Ecclesiae Silva Candida Episcopi, et Bibliothecarii S. R. et Apostolica Sedis anno primo Domino Papa Stephani IX Indictionis 11.


Traduzione in italiano

[Trad. di Giuseppe Grossi]

 

“STEFANO Vescovo, Servo dei Servi di Dio, al diletto Confratello e collega di episcopato Pandolfo e a tutti gli altri Vescovo successori, da eleggersi canonica­mente nella Santa Chiesa Marsicana, per sempre. Noi, che siamo addetti alla sorve­glianza della Santa ed Universale Chiesa ancora peregrinante, quanto più sembria­mo eccellere su tutti gli altri, tanto più scrupolosamente, per questo, dobbiamo atten­dere ai suoi mutamenti. Come infatti, la luna, durante il suo corso mensile, viene a mancare e si riaccende, così nella Chiesa Militante, soggetta a vicende mondane, si verificano assai spesso regresso e progresso in continua alternanza; e come è neces­sario mostrare comprensione per il regresso o deperimento, così senza dubbio con­viene congratularsi per il progresso o accrescimento. Ecco perché con questa lette­ra decretale del nostro privilegio, o beatissimo Pandolfo, confratello non solo, ma anche collega di Episcopato, da oggi in poi concediamo a te e ai tuoi successori, per sempre. la Chiesa Marsicana tutta intera. Essa, già miseramente smembrata per mali intestini e diutumi, oltre che per la civile discordia dei laici, fu divisa, contro i Canoni dei Santi Padri, in due episcopati dal così detto Papa Teofilato. Il nostro pre­decessore Leone, poi, col permesso più che col consenso, per necessità più che per utilità. la lasciò come l'aveva trovata. Alla fine, sotto il nostro predecessore Vittore, di beata memoria. a seguito di deliberazione del Concilio Generale, da Sinodo, per divina grazia riunito nel grembo della Basilica Costantiniana, il 18 aprile, alla deci­ma Indizione fu abolita questa divisione in due parti e fu confermata l'antica unita della Diocesi, che, com'era giusto, fu assegnata ad un solo Vescovo. Quindi, per intervento di tutto il Santo Sinodo, il Vescovo dimissionario, che ingiustamente aveva occupato la Diocesi. fu trasferito alla Chiesa Teatina. A norma, dunque, delle deliberazioni del Sinodo di cui sopra, assegnano per decreto alla tua Sede episcopa­le l’intero Episcopato marsicano con tutte le sue dipendenze, fra cui quelle che sono proprie della chiesa di S. Sabina dell' antica Città dei Marsi ed ancora le rimanenti chiese di tutta la Diocesi dei Marsi, con le loro pertinenze, decime ed offerte tanto per i vivi quanto per i defunti, secondo quel che stabilirono i Sacri Canoni. Inoltre la chiesa di Nostra Signora Madre di Dio e sempre Vergine Maria in Carsoli, con le decime e le offerte, anzi con tutte le chiese ad essa adiacenti e le rendite giustamen­te ad essa pertinenti tanto in Castro di Tufo e Scalelle, quanto [in Celle], nel terri­torio di Sante Marie e di Civitella e di Pomperano, fino a Capistrello e a tutta la valle di Nerfa. Oltre ciò, con la nostra Apostolica autorità, ordiniamo che, in qualsiasi momento occorra, tu faccia sul posto le Ordinazioni dei Chierici e la consacrazione degli altari, anche nei Monasteri (cosa che, del resto, ti spetta, come hanno stabili­to i Sacri Canoni), e compia ogni altro atto proprio dei Vescovi, senza opposizione alcuna, entro i limiti, ben inteso, di tutta la Parrocchia Marsicana, sia di quella parte che possedevi prima, sia di quella che ingiustamente ti fu usurpata da altri Vescovi.

In forza, quindi, dell'autorità derivanteci dalla Sede Apostolica, mentre ribadia­mo indissolubile il privilegio del potere e della conferma, facciamo, invocando anche la testimonianza del Divino giudice, e con minaccia di scomunica, questo solenne divieto: nessuno mai, dei Pontefici nostri successori, o qualsiasivoglia amministratore di beni pubblici, o qualunque altra persona di qualsiasi grado, gran­de o piccola che sia, osi agire contro il privilegio di questa nostra disposizione, o toglierne, sottrarne e diminuirne qualche parte. Rimanga, invece, tale privilegio sta­bile e perpetuo, come da Noi è stato concesso e confermato. Se poi qualcuno (cosa che vivamente deprechiamo) oserà temerariamente interpretare in qualsiasi altro modo questo Statuto della nostra Apostolica Sede, o infrangerlo, o contraddirlo, con l'autorità della Santa Sede e della indivisibile Trinità e del Principe degli Apostoli, resti colpito da scomunica, segregato dal regno di Dio e aggregato, a meno che even­tualmente non si ravveda, al Diavolo e agli angeli suoi. Chi, invece, si mostrerà rispettoso, osservante e difensore di questa nostra concessione e disposizione, meri­ti, per i poteri della santa Madre di Dio sempre vergine Maria e del Beato Principe degli Apostoli e di tutti i Santi e della moltitudine degli Angeli Celesti, di ricevere dal Giusto Giudice Signore Nostro Gesù Cristo la vita eterna, per tutti i secoli dei secoli, così sia. Scritto per Mano del Notaio ed Archivista della Romana Apostolica Sede, nel mese di Dicembre, undicesima Indizione.

Dato in Montecassino, il 9 Dicembre, per mano di Nomberto, Vescovo di Selva Candida di Santa Romana Chiesa e Bibliotecario della Santa Romana ed Apostolica Sede, nel primo anno del Signor Papa Stefano IX, all'undicesima Indizione”.

 


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