Pereto (AQ)
Altegrima

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La contessa Altegrima, figlia di Pandolfo, principe di Capua, vedova di Rainaldo (IV), che fu conte del territorio Carseolano, abitante (signore) del castello di Auricola in territorio carseolano, dichiarò di posseder dei beni assegnateli nel giorno delle nozze dal fu suo marito; e che lo stesso suo fedele, dispose, che in morte di essa sua moglie tutti i suoi beni in territorio carseolano cadessero a Montecassino: quindi ella, col consenso del detto conte Adenolfo, per l'anima sua, di suo marito, e della qm. Maria sua figlia, dona a Montecassino i quattro castelli, Auricola, Fossaceca, Camerata, e Perito; e i monasteri di san Pietro di Perito o Pireto, di san Giovanni col suo ospedale, di san Giovanni di Valle Calvula.

L'atto fu scritto da Rainaldo giudice, e notaio firmato da Rainaldo di Beraldo, di Azzone, Landone ecc., in data marzo 1096, indizione IV.

Il marito, Rainaldo,  nel 1067 aveva già donato all'abazia di Farfa la chiesa di san Silvestro di Pereto.

Nelle cronache di storia viene chiamata anche con altri nomi:

  • Gailtelgrima
  • Aldegrima
  • Aldegrina
  • Adelgrima
  • Atelgrima

Pietro Diacono (l. 4 c. 16) la dice Adelgrina, non Gaitelgrima, e dice, che il fu suo marito, conte Rainaldo, era figlio del conte Berardo.
 

L' originale è attualmente conservato nell'archivio del monastero di Montecassino.
Originale pergamena  mm 790 x 285
Aula III capsula 14°- documento 30
1096 marzo ind. IV Carsoli
Atelgrima, contessa di Carsoli, dà a Montecassino, retto dall'abate Oderisio, quattro castelli nel territorio di Carsoli: Auricola, Fossaceca, Camerata, Perito e i monasteri di S. Pietro detto Perito, S. Giovanni con l'ospizio, s. Giovanni di Valle Calvula.
Rainaldus iudex et notarius
B caps XVIII n 76 C f 228 n 539
Gattula Erasmo, Historia Abbatiae Cassinensis per saeculorum seriem distributa [e] Accessiones, Venezia 1733-34, pag. 212
Cf Chronicon Casinense IV 16 (MGH SS VII)

Si fornisce qui di seguito la trascrizione integrale del testo pergamenaceo e la sua traduzione da parte di Fiorenza Cavina e Luchina Branciani (estratto da "Il foglio di Lumen", miscellanea 5, anno 2003, pag. 2 e seg.)

 

In nomine Domini Dei, & Salvatoris nostri Jesu Christi, anno ab incarnatione Domini Nostri Dei eterni anni sunt 1096. & die mense Martii per indicionem quarta. Ego Altegrima Comitissa filia qm. Pandulfi qui fuit olim princeps Capuae habitatrix in territorio Carsulano in castello quod vocatur Auricula, & relicta Raynaldi, qui fuit comes in suprascripto territorio Carsulano, & filius qm. Berardi Comes. Declaro me abere rebus pertinentes mihi pro meis racionibus, quae mihi datum, & traditum est a suprascriptu Raynaldu Comes, qui fuit vir mens in die numpciarum, & alia die nupciarum suarum, quando me sibi sociabi uxore secundum lege Langobardorum sicut mea scribtura continet, & declaro adhuc quia a suprascriptu Raynaldu Comes jacebat in lectulo suo gravissima infirmitate, unde se putabat de hoc seculo bita finire adhuc tamen sana sua mente secum habendo, & recte loqui balebat & judicabi, adque disposui in praesentia Adenolfi Comitis, & ibi adesset Roselmus fidele suo, & alii plures bonorum hominum omnes rebus, substanciis suis quae illius pertinebat in territorio Carsulano, ut ego dare pro anima sua, & mea post suum obitum in monasterio S. Benedicti. Set ego qui supra mulier nomine Aldegrirna Comitissa dibina inspiracione compuncta, ut apud districtum, & justissimum judicem in extremo examine de peccatis, & offersionibus meis veniam eternam valeam invenire, bona, & exspontanea mea voluntate consentiente mihi suprascripto Adenolfo Comes Mundoalde meus pro redempcione anima suprascripti Rainaldi Comitis, & mea, & de Maria filia mea, per hanc cartulam judico, & dispono, concedo, adque trado in monasterio SSmi Confessoris Christi Benedicti, quod in monte Casino decenter constructum esse videtur, & ubi ejus corpus sacratissimum esse reconditum creditur, in cuius regimen vir reverentissimus domnus Oderisius Abbas habere videtur, hec sunt integre quaptuor castella, quae sunt, & esse videntur in territorio Carsulano. Primum quidem custellum qui nominatur Auricula, secundum vero castellum, qui vocatur Fossaceca. Tercium qui vocatur Camerata. Quarto qui nominatur Peritus, & monasterio S. Petri qui vocatur Peritus, & monasterio S. Johannis cum ipso hospitale, & S. Johannes de Valle Calvula. Suprascripta castella cum omnibus pertinenciis suis, cum muris, & portis quidem castellis, & cum omnibus hominibus ibidem modo habitantibus, & qui amodo ibidem in antea habitaturi erunt, & cum omnibus substanciis, & possessionibus eorum sicut modo, possidere videntur cum casis, & terris, montibus, & planis, tam culta quam inculta cum inferioribus, & superioribus suis, & suprascripte ecclesiis, cum omnibus eorum pertinenciis cum viis suis ibidem intrandi, & exiendi. Haec inquam omnia sicut superius scripta sunt trado, & offero ego suprascripta Altegrima Comitipsa in praedicto monasterio S. Benedicti, & ad ejusdem monasterii Abbates, atque rectores ad babendum & possidendum, & faciendi quidquid eis placuit, & vicem causandi, & potestatem exinde do ut quemadmodum ego & mei heredesinde facere debemus, ita & tu benerabilis Abbas Oderisi omnesque tui successores ipsius monasterii rectores exinde faciatis, & obligo me, ego qui suprascripta Altegrima, & meos heredes jam dicto monasterio S. Benedicti, & tibi Abba venerabili Oderisi, tuisque successoribus, tota & integra mea judicacione ibidem defendere, & antestare ab omnibus hominibus, si autem ego qui supra Altegrima Comitissa vel meis heredes non compleverimus in eodem sancto monasterio omnia qua supradicta sunt, vel si hanc cartulam in qualibet parte refutare temptaverimus obligo me, & meos heredes jamdicto S. coenobio, ejusque Abbatibus, atque rectoribus componere ibidem auri optimi libras mille, & insuper omnia fupradicta ibi complere, & ecclesia judicacion, atque disposicion de omnibus, quae continet, firma, & stabilis permaneat semper. Haec omnia taliter ego qui supra mulier nomine Altegrima largiente me Adenolfo Comite sicut mihi actu, & congruum fuit pro anima suprascripti Rainaldi Comitis, & anima mea, & de Maria filia mea fecit, unde pro stabilitate vestra me Rainaldo judices, & notarius scribere rogabitis, Actum est in Carsolis mense, & indiccio suprascripta feliciter. Signum manu Altegrime Comitissa, quae ac cartulam fieri rogavi, & signum Crucis fecit. Signum manus Rainaldi de Berardi de Aczo rogatus testis.
Signum manus Beraldi de Randisi rogatus est testis.
Signum manus Landoni rogatus est testis.
Ego qui fupra Rainaldus judex, & notarius compievi, & finivi, & reddidi.


Nel nome del Signore, Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, anno 1096 dall'incarnazione del Nostro Signore Dio eterno, il giorno 4 del mese di marzo, quarta l'indizione. lo contessa Altegrima, figlia dell'estinto Pandolfo, che fu un tempo principe di Capua, attualmente residente nel territorio Carseolano, nel castello denominato Oricola, vedova di Rainaldo che è stato conte nel soprascritto territorio Carseolano e figlio del fu conte Berardo. Dichiaro di avere in mia proprietà esclusiva dei beni che mi sono stati dati e trasmessi dal soprascritto conte Rainaldo, che divenne mio marito nel giorno delle nozze e in una successiva celebrazione nuziale alla sua usanza, quando divenni sua moglie secondo la legge dei Longobardi, come è attestato nel mio contratto. Aggiungo inoltre una dichiarazione per la ragione che mentre il soprascritto conte Rainaldo giaceva nel suo letto colpito da una malattia gravissima, a causa della quale pensava di essere in fin di vita, in procinto di lasciare questo mondo, avendo tuttavia ancora sana la mente, era in grado di parlare correttamente; sentenziò e dispose in presenza del conte Adenolfo, mentre era ivi presente il suo fedele Roselmo e altri numerosi boni homines, che io dessi per la salvezza dell'anima sua e mia, dopo la sua morte, tutti i beni e le sostanze di cui era proprietario nel territorio Carseolano, al monastero di S. Benedetto. Ma io, contessa Aldegrima, signora di cui sopra, toccata da divina ispirazione, affinchè presso il severo, giustissimo giudice nell'estremo esame dei peccati, possa trovare il perdono eterno per le mie mancanze, di buona e spontanea volontà, con il consenso del soprascritto conte Adenolfo, mio mundoaldo, per la redenzione dell'anima del sopraddetto conte Rainaldo, e della mia, e di Maria mia figlia, tramite la presente carta, stabilisco e dispongo, concedo e trasmetto al monastero del santissimo Confessore di Cristo, Benedetto, che in monte Cassino è evidentemente stato costruito con decoro e dove si crede ne sia stato sepolto il corpo santissimo, sul quale ha manifesta autorità il reverendissimo abate, don Oderisio, i seguenti beni: per intero quattro castelli, che sono e manifestamente si trovano nel territorio Carseolano. Certamente il primo castello che ha nome Oricola, poi il secondo [castello] che è chiamato Fossaceca, il terzo che è appellato Camerata, il quarto che è denominato Pereto, il monastero di S. Pietro che è chiamato Pereto, il monastero di S. Giovanni con il suo ospedale e S. Giovanni di Valle Calvula. I sopraelencati castelli con tutte le loro pertinenze, con le mura e le porte di accesso agli stessi, con tutti gli uomini che ora vi abitano e che d'ora in poi verranno a risiedervi [che verranno a viverci in futuro], e con tutte le loro sostanze e proprietà, nella misura in cui risultano di esserne titolari, con case, terre, monti, pianure sia coltivate sia incolte, con quanto vi è sotto e sopra e le chiese soprascritte, con tutte le loro pertinenze, con le loro vie d'entrata e d'uscita. Tutti questi beni dico nel modo in cui sono stati sopra elencati, li trasmetto e li offro, io, in persona, contessa Altegrima di cui sopra, al predetto monastero di San Benedetto ed agli abati e rettori del monastero medesimo, affinchè li abbiano, li conservino in proprio possesso e ne dispongano come piaccia loro; e quindi concedo la facoltà vicendevole di intentare causa affinchè nella maniera in cui io ed i miei eredi dobbiamo agire così tu venerabile abate Oderisio e tutti i tuoi successori, rettori dello stesso monastero, di conseguenza vi comportiate, e m'impegno personalmente, io Altegrima di cui sopra, ed i miei eredi a difendere allo stesso tempo con il mio completo patrocinio il già nominato monastero di San Benedetto e te, venerabile abate Oderisio, e i tuoi successori e a proteggervi da tutti gli uomini; se però io, sopraddetta contessa Altegrima, o i miei eredi non adempiremo nei confronti del medesimo santo monastero a tutti gli obblighi di cui sopra, o se cercheremo di confutare in qualsiasi parte questa carta, impegno me e i miei eredi a versare a tal riguardo un risarcimento di mille libre di oro purissimo al già nominato santo cenobio e ai suoi abati e rettori, e in più a provvedere per intero a tutto ciò di cui sopra e che per il giudizio ecclesiastico e la disposizione di tutte le parti che [la carta] contiene, rimanga valida e inalterata per sempre. lo, di cui sopra, signora Altegrima, concedentemi il conte Adenolfo la validità dell'atto a mio nome, gesto che fu conveniente per l'anima del soprascritto conte Rainaldo, e per fa mia anima e per quella di Maria mia figlia, ha agito, onde per vostra garanzia richiedete a me Rainaldo, giudice e notaio, di redigere l'atto. 
Il documento è stato stilato con buon esito a Carsoli, mese e indizione soprascritta.
Sottoscrizione di mano delta contessa Altegrima che ha chiesto di compilare quest'atto e vi ha apposto il segno di Croce.
Sottoscrizione di mano di Rainaldo di Berardo di Aczo, testimone richiesto.
Sottoscrizione di mano di Beraldo di Randisi, è stato chiamato come testimone .
Sottoscrizione di mano di Landone, è stato chiamato come testimone.
lo, di cui sopra Rainaldo, giudice e notaio, ho stilato, portato a termine e consegnato [l'atto].
 


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