Pereto (AQ)
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Stando alle carte non sembra che la sorveglianza funzionasse molto per i contrabbandieri, mentre mise in difficoltà la gente comune, come Giuseppe Marzolini di Rocca di Botte. Questi nel febbraio 1854 si era recato a Pereto per acquistare due tomoli di grano per conto di sua sorella, moglie della guardia doganale Pietroneri. Sulla via del ritorno fu fermato perché senza bolletta dalle guardie urbane, che gli sequestrarono il grano, l’asino usato per il trasporto e lo multarono; il 25 giugno dello stesso anno egli si rivolse all’Intendente per chiedere la restituzione di quanto gli era stato tolto, dichiarando il suo stato di povertà (8).

Alcuni anni dopo, nel luglio del 1856, fu il sindaco di Pereto Silvestro Piconi a rivolgersi alle autorità aquilane per snellire le procedure doganali al Cavaliere, facilitando il passaggio a tutti quelli che si recavano nello Stato Pontificio a macinare. La richiesta si giustificava con la speciale siccità di quell’anno, che impediva ai mulini di Pereto di funzionare, costringendo la popolazione a recarsi a Cappadocia o a Tagliacozzo, percorrendo vie montane scomode e lunghe, che i più miseri facevano a piedi, caricandosi sulle spalle il frumento da macinare (9).

8) Archivio di Stato di L’Aquila,  Intendenza, serie I, .
9) Archivio di Stato di L’Aquila,  Intendenza, serie I, . La richiesta del Piconi è inoltrata all’Intendente dal Sottointendente di Avezzano il 16 luglio.

 

tratto da, Michele Sciò, La terra del grano: Appunti per una storia dell’agricoltura: il contrabbando di cereali con lo Stato Pontificio, Lumen, n. 10, dicembre 2004, pag. 13.

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la gente del luogo racconta che

la canapa si coltivava alle canapine

le patate ai cerri come pure alla valletta di ...

l'uva a...

il grano in montagna


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